Covid

Incontri ai tempi del Coronavirus, Venezia

Venezia, Piazzale Roma 11/04/2020.

Ieri ero a Piazzale Roma, tra una corsa ed un’altra ho notato questo uomo, era sceso dal bus e si era seduto sugli scalini in prossimità del Ponte di Calatrava. Avevo con me come sempre in questo periodo del Covid-19, la mia fedele fotocamera. Mi sono avvicinato e gli ho fatto un sorriso, lui ha ricambiato e allora senza esitare ho cercato di instaurare un dialogo. Era scalzo, vestito di pochi stracci, nel suo volto si notavano i segni della sofferenza, di una vita passata all’aperto, di stenti, le mani stringevano un coppetta di gelato al caffè, che stava avidamente gustando, vicino a lui c’erano altre due coppette vuote, una al limone e una alla fragola, erano la sua cena, e poi un pacchetto di sigarette e un accendino. Ho cercato un dialogo, ma oltre a dei sorrisi e a qualche sillaba incomprensibile, non sono riuscito ad ottenere altro.

Di solito evito di ritrarre certe situazioni e persone, alle quali la vita non ha di certo riservato un’esistenza agiata e normale (se normale si può definire la nostra di vita, con tutta la frenesia, gli impegni e le preoccupazioni.) Ma comunque può essere una scelta di vita, o la stessa per vari motivi può averti portato a diventare un clochard (di certo nel caso dell’uomo ritratto non lo posso sapere, e non avevo il tempo di chiederglielo).
Ho allora estratto la fotocamera dalla borsa e con un gesto, un sorriso e con gli occhi gli ho fatto capire che mi avrebbe fatto piacere ritrarlo.
Lui con un cenno della testa ha dato il permesso, e prima di fotografarlo ha nascosto i suoi piedi scalzi e sporchi con un cencio e ha cercato di sistemarsi i folti e ricci capelli. Ho fatto qualche scatto e prima di andarmene per riprendere il servizio, gli ho offerto un piccolo ringraziamento, per la disponibilità e perché presumo ne avesse veramente bisogno, nella speranza che la sua prossima colazione possa essere stata più sostanziosa.

Una riflessione: in questi giorni, in queste settimane di emergenza con questo flagello portato da questo virus (dove tutte le forze dell’ordine chiedono documenti e autodichiarazioni per potersi spostare) cosa potrà mai certificare questo uomo, dove potrà mai ritirarsi per essere al sicuro, e soprattutto se dovesse stare male, o essere positivo, come potrà avere l’assistenza necessaria? Ci pensavo oggi mentre guardavo questi scatti, chissà come ha passato la Santa Pasqua, quante domande… mah! Amici e amiche, io sono sempre stato convinto che le fotografie non dovrebbero avere un titolo o ancor peggio essere spiegate – altrimenti che fotografie sarebbero – devono comunicare immediatamente, emozionare, descrivere ciò che è ritratto. Dunque scusatemi se vi ho tediato con il racconto di questo scatto.


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